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BORN STORYTELLER

  • Apr. 2nd, 2008 at 5:57 PM
Storyteller

A volte, scrivere è uno sfogo.

Ci sono momenti in cui mi rendo conto, con allarmante chiarezza, di essere una scrittrice.

E questa affermazione non è positiva né presuntuosa come può sembrare se letta da sola. Non ha niente a che vedere col talento, o con la mancanza di esso, né con l’essere pubblicata o meno (non che io ci abbia mai provato o abbia voluto farlo, finora). Capisco di esserlo perché a volte, spesso, sembra che io abbia bisogno di immergermi in una marea di fogli scritti e di personaggi sviluppati da me solo per avere la sensazione di essere tornata a respirare dopo un’apnea troppo lunga. In questi ultimi tempi mi è accaduto spesso, e mi rendo conto ogni volta che questa necessità assoluta è quello che ti identifica come scrittore, o scrittrice. Anzi, come storyteller. Scrittore è generico: puoi scrivere libri di cucina, saggi, o romanzi. Il cantastorie, o “raccontastorie” nel mio caso, no: lui (lei) ha un solo ruolo, narrare la storia di creature inesistenti ma incredibilmente vive.

Generalmente la gente pensa che qualcuno possa definirsi uno scrittore se ha scritto E pubblicato un libro. Non sono mai stata d’accordo, anche se probabilmente agli occhi del mondo è quello a fare la differenza. Eppure, penso che sia un modo stupido di definire un qualcosa che va oltre la professione: non è come dire “ sono un direttore”. Sei un direttore se occupi tale incarico in un negozio o un’azienda, vero. È un mestiere. Non puoi essere direttore se sei pensionato e trascorri la giornata dietro alle primule che hai piantato in primavera. Ma lo scrittore non è un mestiere, non solo. Anzi, il mestiere dello scrittore è, ai miei occhi, un piacevole effetto collaterale. Come essere drogati e ritrovarsi pagati per fumare l’oppio, insomma. Certo, se qualcuno pubblica libri, non può essere altro che uno scrittore. Magari sarà anche operaio o cameriera, e in quel caso sarà l’uno e l’altro. Ma la parola scrittore designa qualcosa di molto più profondo: è un modo di essere, di vivere. Sei tu e la tua anima.

Io non ho mai pubblicato, ma trascorro ore e ore delle mie giornate a scrivere e seguire col fiato sospeso (o, a volte, urlando dietro a) personaggi immaginari che amo in maniera quasi preoccupante. Faccio la scrittrice? Assolutamente no, faccio la commessa e fingo di essere un’universitaria. Sono una scrittrice? Merda. Sì. Non potrei essere definita in altro modo. Anzi, credo sia l’essenza più vera di me stessa. Quando l’ultimo dell’anno capiti, a meno venti a mezzanotte, assieme ad altri cinque amici, in una località di mare dove eravate certi ci fosse una festa in spiaggia, e la trovi invece deserta come una città fantasma, cosa pensi? Se sei un essere umano normale, penserai: “porca puttana, non mi toccherà passare il capodanno in un posto vuoto e senza una bottiglia di vino!”. Qualcosa su quella linea, ad ogni modo. Se sei me, invece, o uno scrittore qualsiasi, ti metterai a speculare su come quel posto abbia un’atmosfera splendida  e possa darti almeno una ventina di ottime idee per una storia breve, se mai sarai in grado di scriverne una mantenendola, appunto, breve. E, sempre se sei me, quando discuterete dello scampato pericolo due ore dopo, seduti sulle rive di un’altra spiaggia con musica e una buona quantità di gente attorno e i fuochi appena terminati, nessuno dei tuoi amici si stupirà nel sentire quali siano stati i tuoi pensieri.

Definire scrittore solamente qualcuno che ha pubblicato libri, anche se indecenti, anche se avrebbe fatto meglio a tagliarsi un piede e farlo sotterrare dal cane per poi vedere se riusciva a ritrovarlo da solo invece di pubblicare, è estremamente arido ed assolutamente sbagliato, se si sta parlando di ciò che qualcuno è invece di ciò che qualcuno fa.

Ci sono due tizi che sono davvero bravi con pennello e colori ad olio, e trascorrono ore della propria giornata impegnati in quel passatempo. Come li chiamate? Pittori. Poi uno vende qualche quadro, l’altro no. Quello che ha venduto adesso è più pittore dell’altro? È pittore e artista, e l’altro “uno che dipinge”? No, ovviamente. Sono entrambi pittori. Uno dei due fa il pittore, nel senso che se gli va bene riesce a guadagnarsi da vivere. Ma lo sono entrambi.

Questo delirio, totalmente imprevisto, deriva dal fatto che a volte essere una scrittrice diventa complicato. Dovresti studiare per laurearti, invece hai quell’urgenza alla base dello stomaco che non ti fa dormire, che ti fa distrarti, che ti rende irrequieta, non ti permette di pensare ad altro, e la tua mente ti fornisce flash su flash di vite che hai solo nella tua testa, e sensazioni, e idee. In periodi come questo, ho la frase di Gaiman che mi gira ininterrottamente nella testa, quella in cui lui afferma di essere soltanto un tizio che ha trascorso la sua vita a inventarsi cose, scriverle, e che è stato abbastanza fortunato da ritrovarsi pagato per farlo.

La parola “inventare”, comunque, ha davvero una sfumatura di volontà che non dovrebbe esserci. Qualcuno inventa con coscienza, con proposito. Non è così, per me. È come se la mia testa, qualsiasi cosa sia impegnata a fare, produca comunque costantemente una certa quantità di vita che infonde nelle mie storie, fino a che quella dannata cosa incomincia a traboccare, e io comincio ad aver problemi. Ho tentato, mesi addietro, di non scrivere fino a quando mi fossi laureata. Ho dovuto rinunciare perché stavo perdendo il sonno, perché semplicemente io ho bisogno di scrivere. Vedete, il problema di essere una scrittrice, la complicazione, sta proprio qui. Sembra che non possa decidere di non esserlo. E questo suona terribilmente ridicolo da scrivere, ancor più da dire ad alta voce. Ti senti rispondere cose come “sì, è una valvola di sfogo psicologico”. Certo, come no. Sto per caso parlando con un altro scrittore?

Mi piace quando le persone parlano di cose che non capiscono, perché dimostra come in effetti io non sia così dura coi miei giudizi sull’intelligenza della gente, quanto piuttosto realista. Perché qualcuno che non ha esperienza diretta di qualcosa dovrebbe illudersi di comprendere ciò che la causa? Definire una storia uno sfogo è svilente. È irrispettoso nei confronti della fatica che fa uno scrittore per creare un testo che sia in grado di trasmettere anche ad altri il mondo che nella sua mente già vive. Questo post è uno sfogo, perché serve a buttare fuori dalla mia testa quest’urgenza di scrivere con la speranza di riuscire a studiare. Di poter per qualche ora dimenticare Alvate e i suoi abitanti, e quella storia che vorrei aver già terminato, e cui mi piacerebbe potermi dedicare davvero. Permettendomi, per una volta, per qualche mese, di essere solamente ciò che sono: una scrittrice. Nient’altro, né studentessa né commessa. Perciò no, un romanzo non è uno sfogo, a meno che non stiamo parlando di storie velatamente (nemmeno troppo) autobiografiche, o con protagonista una macchietta che non è altro che una proiezione dell’autore stesso, poco più di una fantasia. I miei romanzi, i miei personaggi, no. Non sono sfoghi. Se provate a dirglielo s’offendono, s’incazzano e poi vi sparano. Francamente, se non lo facessero loro lo farei io. Perché mi ci faccio un mazzo quadro, su quei capitoli che in quanto a prosa e stile non mi soddisfano quasi mai.

Una storia ha per me la consistenza di un sogno troppo intenso, da cui non riesci mai a svegliarti davvero. Hai l’impressione di sfuggirgli per un poco, di ritrovare la tua lucidità, e paradossalmente in quei momenti non fai altro che raccontarlo a qualcuno, o scriverlo – per smettere di viverlo. Perché viva da sé, lasciando te in pace per qualche momento, anche se in realtà ami ogni suo dettaglio. La difficoltà è riuscire a scrivere il sogno, non una brutta copia di esso. Riuscire a trasmettere quel personaggio assurdo che hai incontrato e il suo sorriso sghembo, e non un sosia che l’imita. Far sentire a chi ti ascolta, o ti legge, la verve piccante del suo modo di parlare e di essere. Condividere quello che la tua mente ha creato e che ti piace un sacco, anche se l’ha fatto senza prima chiederti il permesso.

Comments

( 12 comments — Say something? )
[info]yami_sanrei wrote:
Apr. 2nd, 2008 06:47 pm (UTC)
Ho le lacrimucce agli occhi, Khor! Dèi, quanto è vero quello che hai scritto.

Dovresti studiare per laurearti, invece hai quell’urgenza alla base dello stomaco che non ti fa dormire, che ti fa distrarti, che ti rende irrequieta, non ti permette di pensare ad altro, e la tua mente ti fornisce flash su flash di vite che hai solo nella tua testa, e sensazioni, e idee. In periodi come questo

Ti quoto! ç__ç
Ero felicemete e totalmente immersa nella scrittura. Sguazzavo lieta lieta come un girino nel mondo dell'aquilotto mio. Mi ero appena ripresa dallo scantazzo (spavento molto grosso, in dialeto siciliano ^^) della prima revisione del primo capitolo (un casotto allucinante). Stavo per rimettermi a riscrivere, finalmente... Ed ecco che devo mollare tutto. La Capa mi ha ricordato che domani pomeriggio ho due ore di lezione, così adesso sto qui dove non dovrei essere - su internet - a cercare disperatamente di mettere insieme quattro nozioni su ossiacidi, idracidi e sali. Odio la chimica!
E così, da uno stato di estasi sono passata ad uno stato di incacchiatura avanzata.
La scrittura è il mio unico bene indispensabile, mentre studio e lavoro sono mali necessari -_-

Però... Però, nel mio caso, devo fare un piccolo distinguo sul concetto di "valvola di sfogo".
Scrivere è anche la mia àncora di salvezza contro la depressione, quando la salute se ne va a puttane: quando scrivo mi sento bene anche se sono ridotta come uno zerbino (posto che sia in grado di farlo). Oppure, lo è quando mi sento messa troppo sotto stress dalle fosche previsioni che vengono fatte sul mio futuro o da altre situazioni: ci sono stati momenti in cui mi sono messa a scrivere piangendo o sacramentando. Quindi, in effetti, a volte per me la scrittura è un modo per sfogarmi: ho scritto diverse scene di racconti, romanzi e fanfiction per liberarmi di una rabbia intensa, di una delusione o per esprimere un momento di felicità. Rileggendo quei passi, ritrovo le stesse emozioni con cui li ho scritti e spero sempre che anche chi legge possa almeno percepirle.
Pur stando così le cose, non permetto a nessuno di svilire il mio essere una scrittrice liquidando questa mia passione e bisogno con l'etichetta di "sfogo".
Vediamo se riesco a farmi capire: scrivere un diario per tempestare perché la tua amica ti ha soffiato il ragazzo che ti piace è uno sfogo.
Il tuo post, come dici, è uno sfogo.
In questi giorni, in cui sono incazzata nera e delusa, ho scritto sfoghi su sfoghi nel mio diario.
Ma ho anche scritto l'abbozzo di una scena tra Galen e Enid, per cercare di svaporare un po' tramite loro.
Quando mi metto al computer e butto giù una scena drammatica o violenta o comica, a seconda del mio stato d'animo, quello per me è sfogarsi senza scrivere un mero sfogo, perché dò sempre sostanza alle vite e ai mondi che ho in mente, partendo da un mio stato d'animo particolare.
Secondo me c'è differenza quando si scrive uno sfogo per liberarsi di qualcosa e poi dimenticarsene, e sfogarsi scrivendo qualcosa che, invece, ti porti sempre dentro anche quando il momento particolare è passato. Per me è così perché quando scrivo non rieco a tenere fuori le mie esperienze; spesso i sentimenti dei miei personaggi sono l'esternazione dei miei.
Ovviamente, per altri è diverso: non tutti permettono ai propri sentimenti di trasparire nei loro scritti.
Quindi, penso che "valvola di sfogo" abbia senso - fino ad un certo punto e intesa in un certo modo - specie per chi scrive in modo più emotivo, come me.
Quello che punge è che chi ti dice una cosa del genere, "la scrittura è una valvola di sfogo psicologico", di solito lo fa con l'intento (conscio o inconscio) di ridmensionare l'importanza che diamo noi alla scrittura, proprio perché non comprendono; non sanno cosa rappresenta per noi lo scrivere, cosa c'è dietro e dentro, e come ci fa sentire.
A me capita con la mia sorella più giovane, la cantante. Ho sempre avuto la delicatezza (non ricambiata) di non dirle "Ah, ma cantare è uno sfogo, per te", perché so che non è così; ma la sua passione per il canto è qualcosa che io non afferro del tutto ancora oggi, visto che il canto per me non ha nessuna attrattiva. Quando le cose stanno così, è facile uscirsene con certe perle.
[info]yami_sanrei wrote:
Apr. 2nd, 2008 06:48 pm (UTC)
[segue da sopra]

Io mi incacchio fieramente, invece, quando mi si dice che scrivere è una cazzata (!!), che è una perdita di tempo (!!) o che è una cosa da alienati mentali o da asociali (!!!)... e mi sono sentita dire queste cose per anni, fino ad un paio di mesi fa.
"Scriviiii??? Ah, ma allora sei una di quelli sempre musoni, topi di biblioteca... (okay, questo sì, in effetti) E magari leggi anche quei libri, i fantasy? Lo sapevo, lo sapevo"

Per il resto, a volte mi sento scrittrice nel senso in cui lo hai espresso tu; più spesso, invece, mi sento troppo inadeguata, perché ancora non riesco a scrivere come vorrei... e allora mi sento più scribacchina. Ma, al di là di quelle che sono le mie fissazioni, è vero: sono una scrittrice. E pensarlo è esaltante quanto lo è sentire la mente contrarsi e illuminarsi all'improvviso quando arriva una nuova idea, un nuovo personaggio, una nuova storia.
IO ADORO SCRIVERE! *_*
[info]yami_sanrei wrote:
Apr. 2nd, 2008 07:00 pm (UTC)
[segue sempre da sopra]

Perciò no, un romanzo non è uno sfogo, a meno che non stiamo parlando di storie velatamente (nemmeno troppo) autobiografiche, o con protagonista una macchietta che non è altro che una proiezione dell’autore stesso, poco più di una fantasia. I miei romanzi, i miei personaggi, no. Non sono sfoghi. Se provate a dirglielo s’offendono, s’incazzano e poi vi sparano. Francamente, se non lo facessero loro lo farei io. Perché mi ci faccio un mazzo quadro, su quei capitoli che in quanto a prosa e stile non mi soddisfano quasi mai.

Anche questo te lo quoto al 1000x1000.
Al di là della mia abitudine di scrivere per sfogarmi, anche io mi faccio du' chiappe così a lavorare su tutto - stile, trama, caratterizzazione, backgrond... E anche io mi incacchierei non poco se qualcuno mi paragonasse un romanzo ad uno sfogo da diario segreto.
Ma, come dicevo sopra, mi sono sentita dire anche di peggio. L'artiglieria pesante la tiro fuori per chi mi dice "Non perdere tempo in queste cazzate".
[info]red_twilight wrote:
Apr. 2nd, 2008 07:47 pm (UTC)
In realtà è curioso, perchè questo post non è stato innescato da nulla in particolare. Si trattava semplicemente di una constatazione con me stessa, che poi è partita per la tangente quando ho raccattato dalla memoria un paio di affermazioni che ho sentito più di una volta e che mi erano restate in gola. Ma, in generale, sono io che dico a me stessa: affronta la realtà. Non ne scampi. Neanche se cerchi di uscire dall'abbaino, è inutile.
Per il resto, in generale sono sempre stata abbastanza fortunata, con le reazioni di chi mi sta attorno. Nessuno ha mai commentato a quel modo, ma se l'avessero fatto, li avrei cortesemente invitati ad avviarsi per la splendida strada che porta A Quel Paese. Certo, se fosse mia madre a ripetermelo sette giorni su sette, ci soffrirei un poco, ma fortunatamente lei non lo fa. (non sa nemmeno quante ore ci dedico, alla scrittura, ma questo è un altro paio di maniche). Il resto del mondo, per quanto mi riguarda, può allegramente andare a farsi fo****e. Nel senso che non vedo perchè dovrebbe esserci ostilità: mica obblighiamo qualcuno a leggere, no? E ognuno è libero di vivere la propria vita come gli pare. Alla fine io lavoro part time, studio e dovrei essere quasi laureata ormai, scrivo, e ho una vita sociale mediamente attiva. Insomma, non è che me la passo tanto male. Riesco ad infilarci in mezzo anche un po' di cultura personale, pensa tu. E, comunque, meglio essere un topo di biblioteca che un illetterato che lavora dieci ore al giorno. Proprio non capisco le persone che ti fanno commenti come quelli che hai ricevuto tu. Ma che hanno al posto del cervello, crusca?
[info]yami_sanrei wrote:
Apr. 2nd, 2008 08:50 pm (UTC)
In realtà è curioso, perchè questo post non è stato innescato da nulla in particolare. Si trattava semplicemente di una constatazione con me stessa, che poi è partita per la tangente quando ho raccattato dalla memoria un paio di affermazioni che ho sentito più di una volta e che mi erano restate in gola. Ma, in generale, sono io che dico a me stessa: affronta la realtà. Non ne scampi. Neanche se cerchi di uscire dall'abbaino, è inutile.

A me, invece, ha dato l'occasione di definire meglio come la penso, sia in base alle mie fissazioni sia in base a quelle degli altri.

E ognuno è libero di vivere la propria vita come gli pare.

E' quello che cerco di far capire alle persone che mi stanno intorno - amici e parenti. Ma senza successo.

Be', tu hai solo voluto dire quello che pensi... ma a quanto pare, su di me ha avuto un effetto da "strizzacervelli".

[OT] E finalmente ho finito con la chimica online... adesso. 'palle [/OT]
[info]heavenoutofhell wrote:
Apr. 2nd, 2008 07:49 pm (UTC)
Non so, Khor, se tu ti aspetti un assenso o un diniego da noi, forse hai postato senza aspettarti nulla, perché non ci sarebbe bisogno di ribattere alla sacrosanta verità, nemmeno per confutarla. Nelle tue parole possiamo così facilmente identificarci, che non possiamo non essere d'accordo con te. Personalmente per me lo scrivere è diventato, banalmente, come vitale come l'acqua che bevo: non posso farne a meno. Scrivo nella mia mente ogni minuto di ogni giorno, perché è diventato inevitabile come respirare.
[info]red_twilight wrote:
Apr. 2nd, 2008 08:08 pm (UTC)
In realtà, l'ho prima scritto e poi ho pensato che tanto valeva condividerlo. Come dici tu, non mi aspettavo nulla, è solo questo: un pensiero condiviso. =)
[info]heavenoutofhell wrote:
Apr. 2nd, 2008 08:33 pm (UTC)
Beh, sono davvero contenta che tu l'abbia fatto, è uno dei post più belli che tu abbia scritto. ^__^
[info]fraangel82 wrote:
Apr. 5th, 2008 02:19 pm (UTC)
Per prima cosa vediamo se il mio account LJ funge...
Mah
Poi: ti quoto su tutto, ma devo quotare Sam quando dice che la scrittura la salva dalla depressione quando le cose non vanno. Anche per me è così, è stato così e lo sarà sempre. Ma ho imparato solo grazie a voi che a volte scrivere vale solo per se stessi, anche se nessuno ti legge. Quindi ne approfitto per dirvi Grazie.
[info]red_twilight wrote:
Apr. 5th, 2008 05:21 pm (UTC)
E io ne approfitto per dire: evviva il tuo account! sono contenta che ti sei unita a noi... ti aggiungo agli amici.
[info]fraangel82 wrote:
Apr. 5th, 2008 06:18 pm (UTC)
Thanks! Già ricambiato
[info]yami_sanrei wrote:
Apr. 9th, 2008 11:53 am (UTC)
Salve! Come va la vita?
Spero che procedi con la stesura di TdC e con l'articolo.
( 12 comments — Say something? )